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il corallo

Origini del corallo

La vera natura del corallo e la sua formazione hanno rappresentato un vero mistero per secoli e dagli stessi naturalisti veniva considerato una pianta marina che, tolta dall’acqua, si pietrificava. Tale convinzione ebbe credito sino a tutto il 1600 e soltanto ai primi del 1700 un medico marsigliese, il Dr. Peyssonel comunicò l’esito delle sue osservazioni per cui il corallo non era un fiore marino, bensì un insetto simile ad un polipo.

Oggi è a tutti noto che il corallo è una sostanza calcarea prodotta da piccoli animali marini detti appunto coralli. La sua struttura è formata da carbonato di calcio, il colore invece è dato dalla presenza di sostanze organiche.

I coralli vivono riuniti in colonie e si riproducono per uova, formando Le barriere coralline, ad esse si devono gli Atolli del Pacifico e le basse isole della Polinesia e Micronesia.


La pesca del corallo nel Mediterraneo e nel Mar Rosso è antichissima, nel mediterraneo fu praticata fin da tempi remotissimi unicamente da pescatori italiani, specialmente di Torre del Greco, località vicino Napoli alle falde del Vesuvio; seguirono i francesi, gli spagnoli e i greci. In estremo oriente la pesca da parte dei giapponesi è relativamente recente.


La pesca del corallo si praticava ovunque con metodi simili; da parte dei corallai italiani si eseguiva mediante uno strumento detto “ingegno”, formato da travi a croce, reti e zavorra.

I corallai si portavano con la barca sui punti a loro noti per la presenza dei banchi e qui, abbassate le vele e tolto il timone, svolgevano il canapo immergendo l’ingegno finché questo non toccava il fondo; muovendo poi la barca lentamente a remi in varie direzioni, l’ingegno strisciato sul fondo strappava i coralli.

I coralli rimanevano così impigliati nelle reti, ed erano poi raccolti recuperando l’ingegno.

In Giappone la pesca si praticava con un arnese simile costituito da una grossa canna di bambù sempre con reti e pesi che era trainata sui banchi.


Questi metodi sono fortunatamente ormai in disuso, sia per i gravi danni che arrecavano alla flora marina che per la grossolana raccolta che, spezzando i rami dei coralli, li danneggiava irrimediabilmente.

Oggi la pesca del corallo è delegata ad esperti sommozzatori che nelle aree consentite, con accortezza riescono a recuperare rami di corallo senza danneggiare i fondali e senza distruggere le piccole formazioni coralline commercialmente inutilizzabili.


La lavorazione di questo prodotto del mare, è antichissima e lo attestano gli oggetti rinvenuti negli scavi etruschi, nei secoli è continuata ininterrottamente presso parecchi stati europei come la Grecia, fin dall’epoca alessandrina, la Turchia e l’Italia, dove i principali centri di lavorazione sono tuttora Torre del Greco e Trapani.

Nell’Oriente asiatico e particolarmente in India ed in Cina, il corallo trova da gran tempo impiego nella fabbricazione d’oggetti artistici e decorativi. Viene principalmente usato corallo di provenienza giapponese poiché tali banchi forniscono materiale d’elevato peso e grandezza.

Dal corallo si ottengono svariati oggetti sia di gioielleria che per uso ornamentale ed artistico questi talvolta anche d’imponenti dimensioni. L’uso di oggetti in corallo come porta-fortuna ed ai quali si attribuisce il simbolo di preservare dalle disgrazie, è tuttora in voga, infatti, gli vengono riconosciuti poteri eccezionali e fantastiche virtù.